L’ Isola di Pasqua e i suoi misteri

L’isola di Pasqua è uno dei luoghi più misteriosi e isolati del mondo, nel mezzo dell’Oceano Pacifico a 3700 km dalle coste cilene.  Gli indigeni la chiamavano l’isola Te Pito, o Te Henua o ancora l’ Ombelico del Mondo. L'isola di Pasqua è in realtà la sommità di un grande cono vulcanico e 2 piccoli vulcani laterali con una dimensione massima  di 24 km e larga 13 km. Pochi sanno che altre due isole piccolissime chiamate Motu Nui e Motu Iti, si trovano accanto all’Isola di Pasqua.

Perché venne chiamata Isola di Pasqua?
Il primo ad avvistare l'Isola misteriosa fu il pirata Edward Davis,  a bordo del suo battello nel 1687, ma la scambiò per parte del continente meridionale e non vi attraccò mai. Solo nel 1722, l’ammiraglio olandese Jacob Roggeveen, poggiò piede sull'isola.
Era la  DOMENICA DI PASQUA del 1722.

L’Isola di Pasqua era abitata?
Sì. Secondo alcune ricerche condotte negli anni passati, si stima che la popolazione dell'Isola di Pasqua durante il suo periodo di massimo splendore nel sedicesimo e diciassettesimo secolo fosse composta da circa 15.000 abitanti. Alla data dell'ultimo censimento, nel 2002, l'isola è popolata da 3.791 abitanti. I suoi abitanti sono stati considerati come una delle culture più curiose del mondo antico. Avevano un loro sistema di scrittura basato su disegni e diverso da qualunque altro linguaggio al mondo, una struttura politica e religiosa abbastanza sofisticata e una tradizione nella scultura che si manifestò in 887 colossali teste alte anche 10 metri e pesanti fino a 80 tonnellate scolpite nella pietra vulcanica.  

Chi fu il primo a studiare le famose statue dell’Isola di Pasqua?
Thor Heyerdahl, antropologo, esploratore, scrittore e regista norvegese (morto in Italia il 12 aprile 2002). Nel 1955, Heyerdahl condusse una spedizione di archeologi nell’Isola di Pasqua allo scopo di trovare le risposte al rompicapo delle statue maoi. Nel corso di questa spedizione, che durò sei mesi, non solo fu dimostrato il processo di scultura dagli stessi isolani, ma anche il trasporto e il sollevamento di una di queste statue nella sua piattaforma ahù. Furono scoperte le cave dove giacevano statue parzialmente scolpite, insieme a semplici strumenti come picconi, martelli e scalpelli usati per estrarre la roccia e scolpire le opere. Furono anche rintracciati i percorsi lungo i quali le statue venivano trasportate e dove si rinvennero frammenti rottisi durante il tragitto. Sulla base di queste informazioni, e confrontandosi con gli indigeni, gli studiosi poterono definire i vari passaggi e metterli loro stessi alla prova con l’aiuto degli abitanti. Prima di tutto le statue furono scolpite direttamente nella cava. Non fu difficile individuarla, visto che rappresenta essa stessa un monumento imponente, scavato nel cratere del vulcano estinto Rano Raraku. Vi sono centinaia di nicchie lasciate sul posto una volta che le statue venivano ultimate e poi trasferite.


Il mistero degli alberi
Gli esploratori che avevano scoperto l’isola l’avevano descritta come priva di alberi: come potevano le antiche popolazioni trasportare le pesanti statue senza l’uso di leve e rulli di legno? In realtà, analizzando i pollini depositati dalla vegetazione nei tre laghi dell’isola, gli archeologi hanno ricostruito le modificazioni ambientali, confermando che un tempo l’isola era coperta di boschi. I pollini rivelarono che le piante erano palme del Cile, che crescono fino a 20 metri d’altezza e hanno un fusto di 90 centimetri di diametro.


Che cosa rappresentano le statue MOAI?
Uno dei primi navigatori a raggiungere l’isola, il capitano Cook, riuscì a farsi dire che le statue raffiguravano i sovrani del passato. Oggi, i ricercatori non sono più così sicuri che i personaggi ritratti siano realmente esistiti. Forse rappresentavano simulacri di divinità varie, monoliti augurali portatori di benessere e prosperità verso dove volgono lo sguardo. Per questo nell’isola di Pasqua molti di essi sono rivolti verso il mare, per auspicare sempre un’abbondante pesca. Per altri studiosi sarebbero offerte agli dei, capaci di favorire eventi propizi, come la caduta della pioggia e la crescita di abbondanti coltivazioni. Per altri ancora erano rappresentazioni ideali del capoclan o ancora strumenti per incutere timore nelle masse. Per i più fantasiosi  il mistero può esser svelato solo pensando a costruttori alieni.

Il mistero resta ancora aperto
Qualunque sia il significato vero dei moai, è indubbio che sono impressionanti e dimostrano che cosa l’uomo possa esser in grado di compiere.
Non vi resta che vedere con i vostri occhi!

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